VINI
Taurasi DOCG
TERROIR
La Zona di Produzione del Vino DOCG Taurasi è estesa complessivamente 245 km2 e comprende i territori dei comuni di Taurasi, Bonito, Castelfranci, Castelvetere sul Calore, Fontanarosa, Lapio, Luogosano, Mirabella Eclano, Montefalcione, Montemarano, Montemiletto, Paternopoli, Pietradefusi, Sant’Angelo all’Esca, San Mango sul Calore, Torre le Nocelle e Venticano.
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Il clima, rigido d’inverno, con precipitazioni molto spesso nevose e mite d’estate, è caratterizzato da forti escursioni termiche nei mesi estivi. Le precipitazioni oscillano tra i 900 e i 1100 mm e sono prevalentemente concentrate in autunno e in inverno.
Il paesaggio dominante è quello della bassa (179 – 300 m s.l.m.), della media (300 – 500 m s.l.m.) e dell’alta collina (500 – 700 m s.l.m.) collina che, rispettivamente, rappresentano il 15, il 55 e il 18% dell’intera area DOCG Taurasi.
Il substrato geologico è contraddistinto da notevole eterogeneità. Predominano, tuttavia, depositi terrigeni prevalentemente silicoclastici (arenarie, conglomerati, argille), mentre quelli calcareo-marnosi si rinvengono soprattutto nel settore nord-occidentale. Nel settore nord-orientale, il substrato è prettamente conglomeratico.
Questa estrema complessità litologica si riflette in un altrettanto complesso andamento del rilievo. Nelle aree di affioramento dei depositi più litoidi (conglomerati, arenarie, calcari marnosi), le pendenze sono relativamente più elevate e i versanti profondamente dissecati dal reticolo idrografico. Viceversa, dove a prevalere sono i depositi argilloso-marnoso-siltosi, i versanti sono ondulati, irregolari, a blanda pendenza e con marcate evidenze geomorfologiche di erosione idrica e in massa (movimenti franosi).
I suoli prevalenti sono Calcisuoli (Haplic Calcisols), profondi, su marne, a tessitura moderatamente fine e Cambisuoli (Calcaric Cambisols), moderatamente profondi, a tessitura moderatamente fine e Andosuoli (Vitric Andosols), profondi, su depositi da caduta di ceneri, a tessitura moderatamente grossolana; meno frequente è la presenza di Cambisuoli (Calcari-Vitric Cambisols) e Luvisuoli (Cutani-Vitric Luvisols), profondi, su marne calcaree, frammiste a ceneri e pomici da caduta, a tessitura fine o moderatamente fine.
Le pendenze delle superfici vitate variano, prevalentemente (72% del territorio) da moderate (6-13%), a rilevanti (13-20%), a forti (20-35%); una porzione di territorio (11%) è caratterizzato pendenze deboli (2-5%).
Le esposizioni sono prevalentemente (77% del territorio) concentrate tra nord-ovest e sud-est.
Il bioclima della superficie vitata, espresso attraverso l’Indice di Winkler, che oscilla tra 1550 e 2152, con una media di 1958, è particolarmente favorevole alla produzione di vini di pregio.
Un impatto rilevante sulla qualità delle uve e dei vini che ne derivano è esercitato dalle escursioni termiche estive, che caratterizzano il territorio collinare di produzione del Taurasi.
VINIFICAZIONE
La maturazione delle uve Aglianico per la produzione del Taurasi è piuttosto tardiva, con raccolte che avvengono tra la seconda metà di ottobre e la prima metà novembre. È una varietà molto delicata, con buccia sottile e soggetta a diverse avversità e ricca in tannini. Per tali prerogative la vinificazione richiede particolare cura, in termini di macerazione e di legni utilizzati durante il percorso di affinamento.
Il vino a DOCG Taurasi è un rosso generalmente ben concentrato, da lungo affinamento e presenta un quadro sensoriale contrassegnato da svariate sfumature.
Si producono 2 versioni:
• Taurasi DOCG
con un minimo 3 anni di invecchiamento, di cui almeno 12 mesi in botti di legno
• Taurasi DOCG “riserva”
con un minimo 4 anni di invecchiamento, di cui almeno 18 mesi in botti di legno
ABBINAMENTI
Il vino a DOCG Taurasi, tra i più grandi rossi al mondo, vede la luce da una produzione enoica di eccellenza, frutto di un equilibrio perfetto tra il vitigno aglianico, che in Irpinia si esprime ai massimi livelli, il clima, il suolo e, soprattutto, la mano dell’uomo. Un vino che si forgia con i decenni, cullato dal tempo passato a riposare in legno, sosta obbligatoria da disciplinare, ma necessaria per raggiungere la giusta carezza della trama tannica, quindi l’equilibrio e forse l’armonia.
Il vero colore del Taurasi si vede solo dopo che ha percorso un cospicuo tratto del suo cammino, quando l’evoluzione gli fa assumere incantevoli tonalità granato e, solo dopo lunghissimo tempo, e non sempre, anche dai riflessi aranciati.
Il bouquet è ampio, ricco di profumi di confetture di frutti rossi e neri, liquirizia, tabacco ed un completo corredo speziato, più o meno dolce. Il percorso gustativo e gusto-olfattivo è una sequenza di emozioni: saporito, corroborante, materico e soprattutto dotato di una lunghissima persistenza. Discorso a parte è l’accoppiata tannini-morbidezza, qui l’affinamento gioca un ruolo fondamentale. Da quanto detto un abbinamento immediato non può che essere con sapori forti e persistenti, preparazioni dalla notevole struttura: carni rosse, specie selvaggina – lepre, cinghiale o i meno selvaggi agnello e capretto – brace, brasato, lardellatura o agrodolce. Volendo scegliere un formaggio bisogna pensare a quelli molto stagionati e perché no, si potrebbero sperimentare anche abbinamenti con il cioccolato.
Domande frequenti sul Taurasi DOCG
Che cos'è il Taurasi DOCG?
Il Taurasi DOCG è un vino rosso secco prodotto principalmente da Aglianico (minimo 85%) in 17 comuni dell'alta Irpinia, attorno al paese di Taurasi. È stata la prima denominazione di origine controllata e garantita del Sud Italia, riconosciuta nel 1993, ed è considerata il punto di riferimento dei grandi rossi meridionali per struttura, longevità ed eleganza.
Qual è la zona di produzione del Taurasi DOCG?
La DOCG comprende 17 comuni dell'alta Irpinia: Taurasi, Castelfranci, Montefalcione, Lapio, Luogosano, Mirabella Eclano, Paternopoli, Pietradefusi, Sant'Angelo all'Esca, Torre Le Nocelle, Venticano, Bonito, Castelvetere sul Calore, Fontanarosa, Montemiletto, Montemarano, Sant'Angelo a Scala. Si tratta di un'area collinare con altitudini comprese tra 350 e 700 metri.
Da quale vitigno nasce il Taurasi DOCG?
Dal vitigno autoctono Aglianico, che deve rappresentare almeno l'85% dell'uvaggio. Il restante può essere integrato con altre varietà a bacca rossa non aromatiche iscritte al registro regionale della Campania, nel limite massimo del 15% del totale.
Quanti anni deve invecchiare il Taurasi DOCG?
Il disciplinare impone un invecchiamento minimo di 3 anni (di cui almeno 1 anno in legno) per la tipologia base. La versione Riserva richiede 4 anni di invecchiamento, di cui almeno 18 mesi in legno. Il conteggio parte dal 1° gennaio dell'annata successiva alla vendemmia.
Quali sono le caratteristiche del Taurasi DOCG?
Colore rosso rubino intenso con riflessi granati, che diventano più pronunciati con l'invecchiamento. Profumi di frutta rossa matura, spezie, tabacco, cuoio, liquirizia, evolvono verso note terziarie complesse con l'affinamento in bottiglia. In bocca ha tannino importante, struttura piena, acidità marcata, lunga persistenza.
Qual è la differenza tra Taurasi DOCG e Campi Taurasini?
Sono due espressioni diverse dell'Aglianico irpino. Il Taurasi DOCG ha 17 comuni, invecchiamento minimo di 3 anni (4 per la Riserva) e uno stile più strutturato e longevo. I Campi Taurasini sono una sottozona dell'Irpinia DOC, coprono 24 comuni, hanno affinamenti più brevi e uno stile più pronto da bere. Approfondimento: Taurasi DOCG e Campi Taurasini a confronto.
Quanto invecchia il Taurasi DOCG?
È uno dei rossi italiani più longevi. Un Taurasi di buona annata e buon produttore può affinare 15-20 anni e oltre, sviluppando profumi terziari di cuoio, tabacco, liquirizia, funghi, sottobosco. La Riserva ha potenziale di invecchiamento ancora superiore e spesso si esprime al meglio dopo 10 anni dalla vendemmia.
A quali piatti si abbina il Taurasi DOCG?
Il Taurasi è un vino da abbinamenti importanti: carni rosse alla brace, selvaggina, cinghiale, brasati, arrosti di maiale, costolette di agnello, formaggi stagionati di lunga affinatura come caciocavallo podolico e provoloni importanti. Con l'invecchiamento si apre anche a preparazioni di cucina tartufata e a piatti speziati della tradizione irpina.
